La porta dell’infinito.
Tale mi rese infatuo la bestia senza pace
che nel vedermi da vicino mi mostrò eloqui ,
mi vidi bruciare poco a poco ;
caddi a terra su un groviglio di radici .
E non c’è virtù se amore tace...
di pietra resterà l’angelo custode,
L'erba amara sarà il mio cibo;
avvezzo suderò tutte le fatiche.
D’insonnia i pensieri scuoto
d’ogni grido il tremolio dei baci,
vedrò da lontano le tue distanze tortuose ;
fisserò lo sguardo su una raccapricciante scena .
E prego Dio per la verde vita che m’ha dato
a far fiorire la pianta maestosa,
che ella possa crescere rigogliosa;
tu l’hai percossa, perché non l’hai curata?
S’accendono i fuochi ed è buia la sera
lampare s’illuminano su panchine vuote,
il riflesso della luna imbianca il mare ;
su di me riflette la vanità dei poveri illusi.
Tu fosti colei che mi diede il sole e mi tolse il cielo!
Alzasti le tue mani sulla mia pelle chiara,
mi privasti dell'erba verde e del bianco fiore;
sulle tue labbra assetate non possono più bere .
Ho aperto le porte dell’infinito ma non ci sei
per farci entrare la freschezza della natura,
d’ogni anima è l’impetuoso aroma ;
d’ogni mercanzia ha il suo prezzo da pagare.
Ho lasciato l’oblio dell’amore !
La frontiera dell’invalicabile mistero ,
mi arrendo non voglio più sperare
non rimarrò col cuore in gola ;
aprirò le porte al sol piacere .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
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