L’undici settembre .
Nella desolazione un uomo prega
salva vite umane e sorride mentre piange ,
è troppo grande la tragedia
i malvagi l’han resa plateale .
Sei ancora tra gli umani uomo !
hai l’anima di un angelo
la bontà trova la tua salvezza ,
la pietà riconoscere il bene …
Rimane una foto al bordo della strada,
un mazzo di fiori con la scritta t’amo .
Una lacrima rabbiosa
per aver subito violenza .
A volte c’è chi muore senza un lamento !
Chi ci vuole accanto …
Chi di vergogna ,in agonia i suoi folli ,
nella nera vita hanno avuto ,il nodo intorno al collo .
E basta un piccolo sorriso ,
una parola ,una buona sera ,
una piccolissima attenzione
ove serve far nascere il concreto ;
serve la tua immagine di donna innamorata .
Ma l’odio ,l’invidia s’appoggiano in spazi vuoti!
Come vuoto è il grido che eleva lo sventurato
piomba il cuore nel ferro arrugginito ;
per uccidere la bellezza dell’amore .
Tra le macerie molte grida si elevano
chiedono l’aiuto del signore …
Chiedono di vedere i loro cari
di uscire dal grigio volto del giudizio ;
da un inferno che non le appartiene .
L’undici di settembre
è un anno che non voglio ricordare ,
ma darne memoria in questa mia ;
io non c’ero e ci fu l’abbraccio universale.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
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